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Archive for the ‘Pensieri sparpagliati’ Category

Vorrei fare un post come quello che ho visto sul blog di un’amica del blog di Sara, uno in cui si riassume ciò che ero ed eravamo un anno fa quando la nostra piccola Sara era ancora nel pancione di Roby. Se guardo indietro mi viene da pensare alla stanchezza delle prime settimane, alla gioia totale, piena di quest’estate quando Sara ha cominciato ad interagire con me e la mamma in modo più significativo, all’emozione di alcuni momenti, alcune prime volte (la prima volta che l’ho tenuta in braccio, la prima volta che si è addormentata fra le mie braccia, la prima volta che le abbiamo fatto il bagnetto, la prima volta che mi ha sorriso, la prima volta che ha articolato un suono, la prima volta che … ). Mi viene da pensare anche alla frustrazione, soprattutto degli ultimi periodi, di non riuscire a farla addormentare, alla voglia di recuperare spazi personali che siano altri rispetto a Sara. Come sempre tante, forse troppe cose. Ripenso anche al senso di questo blog, vivo fintanto che c’era da tradurre in parole le emozioni dell’attesa, diventato un po’ vuoto dopo la nascita di Sara. E’ normale, Sara pretende tempo, lo prosciuga come un vero e proprio alimento. E quando non ha il nostro tempo, la nostra attenzione, protesta lagnandosi. E non è una gran cosa (dicono che l’esercito USA usi il suono di un bimbo che piange e che si lamenta per torturare i propri prigionieri…).

Alla fine il post si riassume nella voglia di comunicare ancora se stessi, una voglia preponderante a testimonianza della propria esistenza. Ciò che resta è un “Siamo ancora qui, siamo vivi e Sara cresce”. Per lasciare traccia di ciò che è e che è stato, non più solo delle sensazioni ma anche la propria presenza.

Buon anno nuovo a tutti. Quello nostro è iniziato con un veglione che Sara ha voluto fare comunque, addormentandosi (solo per crollo fisico) alle 4 del mattino, senza mai chiudere gli occhi… e il nostro anno è iniziato con grossissime borse sotto gli occhi!

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Gli occhi della mia bimba sono bellissimi, non per il colore, seppure sia mare cristallino, ma per quanto riescono a dire. I suoi occhi sanno piangere, sanno sorridere e ridere forte. Son occhi curiosi, i suoi, non perdono nessun particolare di tutte le cose nuove che ogni giorno la circondano. E le sue manine son subito pronte a seguirli!

I suoi occhi sanno stupirsi, sanno gioire e soffrire. Anche i suoi occhi di tanto in tanto son rossi e stanchi.
I suoi occhi assonnati, che mostrano il sonno incombente ma soprattutto la sua volontà a resistergli. Talvolta i suoi occhi son severi, quando la mamma va via, al mattino, ma si illuminano anche quando la sua mamma torna a casa oppure accompagnano la sua manina che fa ciaociao quando vede il papà.
I suoi occhi hanno guardato quelle sue piccole manine che riescono a fare tante cose nuove, che si aprono e si chiudono. Adesso le manine hanno imparato, non c’è più bisogno di guardarle!
I suoi sono occhi sorridenti al mondo, a coloro che le si avvicinano, che la prendono in braccio e parlano con lei.
Sono occhi felici, per le luci del suo primo albero di Natale, per i Teletubbies colorati in tv, i suoi occhi sono quasi increduli per quante cose meravigliose ci siano da vedere, toccare, mordere…
La mia bimba ha gli occhi gioiosi!
La mia bimba non ha paura. I suoi sono occhi fiduciosi.
Ciò che rende davvero speciali gli occhi della mia bimba è quello sguardo diretto e limpido, che osserva con attenzione, che guarda la persona che ha di fronte diritto negli occhi, pur rivelando tutta la sua essenza.

Spero, piccola mia, che tutto questo rimarrà nei tuoi occhi. Spero che saprai continuare a stupirti anche quando sarai grande, che i tuoi occhi saranno sempre curiosi del mondo, che potrai sempre guardare il tuo interlocutore diritto negli occhi senza nascondere ciò che sei, senza il timore di rivelare le tue emozioni.
Spero che il tuo sguardo rimanga limpido e gioioso come quello di adesso, che avrai sempre dentro di te il tuo entusiasmo di bimba.
La tua mamma, sai, è un po’ così…

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Ara Pacis

Esprimo un desiderio: la piccola Sara deve imparare a non avere paura del contemporaneo, del dissonante. Deve, anzi, imparare che il suo non è necessariamente il tempo dell’armonia e dei contorni sfumati. Il suo sarà piuttosto il tempo delle stratificazioni, leggibili, fruibili.

Tutta questa bella tirata per dire che nel fine settimana trascorso a Roma, mentre Roby rivedeva vecchi amici, io e Sara siamo andati in giro per la città. E’ una cosa importante, perché ho fatto vedere alla piccolina i luoghi dove il suo papà e la sua mamma hanno avuto la loro prima casa, hanno cominciato a costruire la loro intimità. Lei non sembrava particolarmente emozionata; io lo ero. E girando girando, ne ho approfittato per portare la ciambella a vedere un luogo che non esisteva quando io vivevo a Roma: il museo costruito attorno all’Ara Pacis su progetto di Richard Meier. E si dica ciò che si vuole, ma a me è piaciuto tanto e chissenefrega di chi dice:

  • che non è integrata nel contesto (come potrebbe esserlo? Il contesto è fondamentalmente barocco!);
  • che nasconde alla vista una bellissima chiesa (come se a Roma esistesse solo quella chiesa!);
  • che la città la rifiuta (come tutte le cose nuove. Chissà quale reazione ebbe la città quando Traiano sbancò un’intera collina per fare il proprio foro e il proprio mercato. E sembra banale, ma i parigini di fine ‘800 proprio non riuscivano a digerire la Tour Eiffel).

Insomma, sarà che la contemporaneità mi piace, sarà che voglio fare l’intellettuale controcorrente, sarà tutto quello che cavolo si vuole, ma io ho trovato questo luogo estremamente bello e poetico e non so raccontare quanto è stato bello portarci la mia piccola ciambella. Come fosse un segreto che condividiamo solo io e lei, e non un luogo esposto al creato.

Chissà se alla ciambella è piaciuto. Certo è che le dato una tale tranquillità che… si è addormentata sorridendo, nonostante la pioggerillina che iniziata e dalla quale lei era protetta. Il papà no… etciuuuu!

Ho deciso anche di provare un nuovo cicillo di wordpress:

PARTECIPATE!

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Sara si è addormentata. Stasera è stata Roby a farla addormentare, ma ieri è stato il papà. Si, ieri ci si è messa la mia schiena a darmi una mano e, verso la mezza, dopo che Sara ha gridato un bel po’ per il dolore ai denti, dopo che in un momento di sconforto l’ho mollata sul letto dicendole che non sapevo più cosa fare e per questo la mollavo, dopo tutto questo è arrivata la mia schiena a dirmi: “OK, ce la puoi fare. Prendila e falla dormire!” E sarà stata la fortuna, sarà stata la stanchezza di Sara, saranno state la laringe e la faringe di Sara che non ce la facevano più… insomma, sarà stata qualsiasi cosa, ieri dopo l’incoraggiamento della mia schiena la ciambella è stata presa (anche in modo un po’ spiccio), è stata piazzata fra le braccia e ho iniziato a dondolare. E dondola, dondola, dondola, dondola (la ciambellina, così carina, la ciambellina, di mamma e di papà) ninna nanna cretina (che Sara adora), e dopo qualche minuto Sara ha capitolato. Gli occhi subito chiusi, il ciuccio in bocca, la testa appoggiata al braccio sinistro, il suo pigiamino rosa addosso… e si è addormentata. Un po’ di dondolio, luce bassa, abat-jour accesa sul comodino e silenzio in casa. Sara ha smesso di urlare, ha smesso di agitarsi, di mulinare braccia e gambe e ha iniziato a sognare (spero). Delle risate da fare il giorno dopo con la mamma e con il papà. Si perché (e spero che le neo mamme come Wonderland si tirino su) il bello arriva quando sorridono per ogni cavolata che fanno, quando passano la paura dei primi bagnetti e iniziano ad innaffiarti neanche fossi una pianta assetata. Il bello arriva (piano piano piano, ma arriva).

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Ieri notte ho riscoperto il buio. Da quando Sara è nata, io e Roby abbiamo preso a dormire con una luce accesa. In realtà è stata lei che ha innaugurato il tutto; io ho visto questa luce accesa, mi sono chiesto a cosa potesse servire, mi sono dato una risposta e mi sono detto: “OK! :-(” Non che la cosa mi abbia rubato il sonno (il mio è tuttora roccioso, e Sara se proprio vuole che mi alzi, se la deve sudare!) Però ieri notte è stata una sorpresa riscoprire il buio. Purtroppo un lato negativo c’è: non sono con Roby e Sara. Le rivedrò mercoledì, purtroppo solo per la notte. Poi di nuovo venerdì e, finalmente, le vacanze tanto attese. Nel frattempo però recupero un po’ di sonno perduto in questi mesi. E mi coccolo il desiderio di rivedere Roby e Sara. Purtroppo la tecnologia non aiuta, e il mio PC rifiuta di farmi navigare da casa X-( Forse una reazione di Telecom a tutte le bestemmie che di solito mando al suo indirizzo quando leggo la fattura che ci arriva e vedo che, praticamente senza telefonare, spendiamo 104,00 Euro in due mesi. E comincio a vedere le voci assurde:

  • il canone (anni fa si parlava di eliminarlo visto che doveva servire solo un sistema  costruito qualche anno fa e che è abbondamente ammortizzato). Diciamo che ancora lo pago dando un senso economico alle cose;
  • il servizio ADSL (che è flat, quindi c’è sempre… e qui vorrei capire cosa pago visto che il traffico dati non è una variabile che crea costi reali a Telecom)
  • l’IVA (e qui mi fa incazzare il pensiero che devo vedermi crescere i costi del 20% e non posso neanche scaricarmeli in dichiarazione dei redditi)

Ad ogni modo, la situazione è questa.

Fortunatamente i pensieri mi aiutano a vedere questo momento di distanza in modo più lucido. Mi sono gustato il piacere di tornare sulla tavola e andare a vela a Vindicio all’Officina dei venti di Guido. Non vedo l’ora di poterci portare la ciambella. Un po’ di ruggine, per carità, e oggi mi sento un pezza senza sostanza. Però, che bello ritrovare il piacere della vela e del vento…

Ne approfitterò anche per finire di leggere un libro-mattone (già immagino le facce) che sono mesi che porto avanti: La grande strategia dell’Impero Romano.

Magari riesco anche a ribeccare un amico che non vedo dall’anno scorso. Insomma, ne approfitto per recuperare un po’ di dettagli della mia, solo mia, vita. Nulla di straordinario, ma due tre cosine che erano lì a prendere polvere (e si sente tutta sulle mie braccia oggi… che pezza d’uomo che sono!)

Mercoledì, comunque, le rivedo. E’ questo è un pensiero incredibilmente bello che mi fa compagnia.

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Oggi

Oggi ho voglia di scrivere una lettera a mia figlia e cullarmi nell’idea che le sarà consegnata solo fra tanti anni, quando potrà leggerla e capirla come crede. Ho voglia di raccontarle quanto mi scalda il cuore tenerla in braccio, cullarla e vedere che non sempre si addormenta… ma almeno sa che ci sono. Vorrei dirle quanto mi scalda il cuore fissarla negli occhi e vedere che lei sembra avere fiducia in me, in quello che sono oggi. Quando mi affaccio sul suo lettino e la vedo con gli occhi aperti, che mi fissa scandalizzata dal fatto che si è dovuta svegliare eppura piena di speranza che io possa trovare una giusta risposta. E avrei voglia di piangere quando piange anche lei, quando si lamenta per un dolore nei confronti del quale sono impotente. Eppure, forse solo per farmi contento, si tranquillizza un po’ quando la chiamo, quando le do’ il ciuccio. E ritorna, anche solo per qualche secondo prima del successivo strillo di dolore, quella fiducia incondizionata che sembra avere anche per me. Forse è perché mi conosce ancora poco, eppure vorrei che fosse sempre così, che ci fosse sempre questa fiducia in me nelle persone che amo. Sara sembra sapere che la amerò sempre, senza condizioni e senza rimborsi di nessun tipo, perché l’amore è la cosa meno meritocratica che esista nel creato. E sembra volermi dire: “Ho fiducia che questo amore ci sia sempre, ho fiducia in te”.

Io e la mia piccola Sara non usiamo la stessa lingua, non lo faremo mai. Però ci parliamo, senza un verso senso ma forse solo per darci testimonianza della nostra esistenza. Io le faccio SHHH e lei risponde con uno sguardo a Saverio, il suo amico immaginario che le fa tanta compagnia e che ha sempre tanta attenzione. Ovviamente nessunaltro capisce. La verità è che non c’è niente da capire, sono solo tracce di me e di Sara lasciate in giro per la memoria. Serviranno a riscaldarci negli anni, quando ci si troverà ad affrontare il freddo senza fine e forse rimmarremo solo come memoria delle cose vissute insieme. 

Rimarranno tutti i miei errori, nel prenderti, nell’agitarti, nel cercare di farti addormentare quando dovresti mangiare e nel giocare con te quando dovresti dormire. Rimarranno tutti i rimproveri di Roberta che mi dice di fare questo e quello e io sbaglio. Rimarrà nella mia memoria il segno che oggi ho sull’occhio e che scompare ogni momento di più lasciando solo un ricordo della paura e delle risate successive. Rimarrà la convinzione della tua fiducia, che mi accende come una lampada e mi fa scalpitare, mi rimette dentro la voglia di fare di più di ciò che ho fatto, di bruciare tutti i talenti e tutte le abilità, tutte le lamentele che ci sono sempre e che non mi lasceranno mai libero. Rimarrà la bellezza delle mattine in cui lascio te e Roberta dormire insieme, abbracciate, desiderose l’una del calore dell’altra. Rimarrà la pena nel cuore di dovere andar via e di non poter restare tutto il giorno. Rimarrà questa immagine che rifiuta di farsi immobilizzare sulla macchina fotografica. Rimarrà, pur sbiadita dal tempo, dentro la testa, dentro gli occhi, a galleggiare per sempre.

Oggi vorrei stringerti, piccola mia, aggrapparmi a te come ad un salvagente. Esprimo un desiderio che già si esaudisce, perché ci sei a farmi galleggiare oggi.

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Sara cresce e, finalmente, sorride. E lo fa molto la mattina, quando c’è solo la mamma a goderne (devo a lei, infatti, questa foto).

Sara che sorride

Non so a cosa pensa. Ogni volta che vedo queste cose mi viene in mente Paolo Villaggio e Senti chi parla!, con la meravigliosa battuta:

Ma cos’è, scema?!

Nel frattempo il nostro apprendistato continua, con un notevole impegno anche fisico oltre che emotivo. Insomma, decidi di andare a vedere un po’ di negozi dopo mesi che non fai che pensare a tutti meno che a te (dimenticando anche – per la prima volta – l’onomastico di tua moglie … PERDONO!) e ti rendi conto che devi far entrare in una macchina tutto sommato piccola, la seguente lista di cose:

  • struttura/rotelle del passeggino (come fai a fare senza) – allocazione: cofano posteriore (dove non entra più nulla dopo)
  • navetta per tenerla sdraiata in macchina (è l’unica legale per quest’età) – allocazione: divanetto posteriore (dove la mamma deve stringersi per starle vicino, accettando l’idea di non potersi muovere per nulla)
  • ovetto (così nel centro commerciale il passeggino diventa più pratico) – allocazione: sediolino anteriore lato passeggero
  • borsa con tutte le cose per la bimba – allocazione: da qualche parte, sul pavimento della macchina.

Poi ti fermi un attimo è pensi: Ma non volevamo fare shopping?!?!? E DOVE LE METTIAMO LE BUSTE?

L’interrogativo non ha una risposta. Tanto neanche serve, visto che finisce che vai al centro commerciale (il Vulcano buono, per la precisione) e spendi… quanto?… €150, neanche tanto… però… €20 per te (Viva H&M) e poco meno per la futura mamma… e il resto? INDOVINA?! E si sa, la sua roba è piccola e si sistema facilmente (fin tanto che si tratta di abitini!).

A questo si aggiunge, nel fine settimana, un occhio ammaccato rimediato da Futuro papà che ha dato sfoggio della sua imbranatagine sbattendosi violentemente sull’occhio destro il copri-vasca del fasciatoio. I risultati sono stati questi:

Froggy-eye ammaccato

Cose che capitano… si, ai papà RINCOGLIONITI.

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