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Archive for gennaio 2008

Sara cresce bene

Ennesima visita dal ginecologo che ci ha detto che la bimba cresce bene, cresce come si deve, è sana. Ora sta in piedi nella pancia della Dama. Io la guardo crescere li dentro e, nel frattempo, mi godo la possibilità di prendere in braccio il cuginetto che è nato da poco. Alessandro è una bellezza. Ora dorme tanto, e lo ha fatto anche fra le mie braccia messe a culla e appoggiato con la testa sulla mia spalla.

Ieri c’è stata anche una rapida occhiata nella pancia, con una misurazione incompleta della piccola (23,7 cm di circonferenza addominale e poco meno di 7 cm di testa). Cresci piccola mia, prenditela comoda, prenditi il tempo che vuoi…

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Papera!

Oggi è nato il cuginetto di Sara, che invece sguazzerà dentro di me per altri tre mesi :)))

Oggi siamo diventati zii di un bimbo bellissimo!

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Ogni tanto ripenso a quel giorno di fine agosto quando, dopo un paio di giorni di sonno insostenibile, ho fatto il test di gravidanza. L’ho fatto senza pensare a niente e forse neanche sapevo cosa desiderassi davvero… L’ho fatto come se niente fosse, indifferente. Ho cambiato stanza per quei 3 minuti che non sai se desiderare che trascorrano subito o che siano eterni.
Sono tornata dopo un po’, l’ho guardato…. in ogni finestra una linea…due, rosa e ben definite. Ero in bagno, a casa delle ragazze. Mi sono guardata allo specchio stupita…

Ho sorriso alla mia immagine riflessa, prendendo coscienza istantaneamente di quale fosse il mio reale desiderio, neanche tanto inconscio, pur trovandoci con mio marito in una situazione tanto particolare. Il tardo pomeriggio gli ho chiesto di passare da me. Gli ho fatto vedere lo stick… giustamente non ha capito subito, guardava lo stick e guardava me. Ci ha messo un po’, poi si è reso conto.. non foss’altro che, se fosse stato negativo non gliel’avrei certo mostrato. Si è illuminato… ma sin da quel momento, ho detto a me stessa e poi a lui di non illuderci ancora, potrebbe essere falsato o sbagliato o extrauterina o.. insomma, ancora non volevo crederci.

Tantissime volte avevo immaginato il momento in cui gli avrei comunicato che sarebbe diventato padre. Sapevo che lo desiderava tanto… non credo quanto lo desiderassi io, ma tanto. Mi ero immaginata scatoline con ciucci, scarpette da neonato, scritte enormi al centro della stanza con “bentornato papà” quando sarebbe rientrato da lavoro, grandi manifestazioni di quella che sarebbe stata un’enorme gioia da condividere.

Invece ero così presa dal non illudermi e dal non riporre troppa speranza che non sono riuscita neanche a dire nulla, gli ho solo mostrato lo stick.
Ho fatto le analisi che hanno confermato che ero alla mia sesta settimana di gravidanza. Eravamo felicissimi! Ero combattuta tra l’urlarlo al mondo intero e tenere la cosa per me finché non fossero passati i primi tre mesi. Ma ancora non volevo sperare.

Sono ancora in quello stato, in fondo… ancora non voglio crederci, anche se inizio a sentirmi diversa, ad avere la pancia gonfia e da un mese ormai sento i movimenti nella nostra piccolina dentro di me.
Non riesco a vivere questi mesi come fanno tante donne, con calma serafica, serenità e distacco da tutto il resto del mondo… non riesco a godermi questi mesi, forse anche a causa di tanti piccoli problemi che la gravidanza mi ha esasperato. Sono in perpetua ansia, con una paura irrazionale che qualcosa possa andare male, che la bimba non stia bene… Adesso spesso mi metto in ‘ascolto’, con i sensi all’erta, cercando di percepirla. So che di certo mi sentirò serena, felice e sollevata solo quando l’avrò tra le mie braccia.
Ma bisogna aspettare ancora tre mesi.

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La ciambella si è fatta finalmente sentire dal papà! Due sere fa, in realtà, e avrei voluto subito scrivere, ma non c’è stato il tempo. E questa cosa non mi fa piacere. Ci ho pensato su tutto il giorno: non ho trovato il tempo da dedicare a Sara, e mi auguro questo non sia un segno premonitore. Eppure si è trattato di un bel momento, a sorpresa come tante altre cose che riguardano Sara. Accarezzavo la pancia della mia Damadelsole (ha detto che R. non le piace!). Mentre la accarezzavo scaricando sulla pancia l’ansia e lo stress di una lunga giornata, ecco che all’improvviso la pancia ha fatto un singhiozzo sotto la mia mano e io subito a dire: “sei stata tu?” No, finalmente non era Sara, non era Roby. E dopo il primo “singhiozzo” ne è arrivato subito un altro e un altro ancora. A un certo punto sembrava quasi Sara stesse cercando di destare la mia completa attenzione, come se non la avesse già. Un singhiozzo; la mia mano era intenta a girare sulla pancia di Roby e ad un certo punto è stato come se la pancia si ritirasse e subito è tornata allo stesso posto. Un segnale, una pretesa di comprensione e di attenzione e Sara ha cominciato a diventare, finalmente, non più solo un pensiero felice ma anche una percezione tattile. Per ora un singhiozzo della pancia di Roby. Vorrei tanto dirle che non mi basta, ora che l’ho sentita, che vorrei si muovesse a dismisura e cominciasse a parlare con me. Vorrei, vorrei, vorrei. Quando comincia così, mi dico sempre che questi sono solo i miei desideri e che Sara avrà una sua vita che se ne fregherà dei miei desideri e delle mie aspettative. Non avranno importanza. E allora, io posso anche avere fretta, ma la verità è che Sara farà ciò che vorrà. A me sta bene anche semplicemente stare a guardare la sua vita e farmi trovare quando mi cerca. E trovare, inventare il tempo da dedicarle.

Stasera vedrò di fare altre due chiacchiere. Incrociamo le dita!

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Visite dispari e pari

Sto aspettando che ci sia la prossima visita (e non sono il solo). Questa volta dovrebbe essere una visita dispari, quindi sostanzialmente piacevole. Il nostro ginecologo è un pendolo su tante cose: fin dall’inizio a chiesto a R. se si potevano dare del tu. R. ne fu contenta, il tu la mette a suo agio. Beh, il nostro ginecologo continua a rivolgersi a lei con il tu e con il lei… durante lo stesso discorso, ovviamente! Non è solo questo: cordiale-affabile-simpatico durante le visite dispari, scostante-duro-sbrigativo durante le visite pari. Insomma, sembrerà bizzarro, tutto quello che si vuole ma c’è tanto di rilevazione statistica a supporto (per inciso, le immagini più belle di Sara le ho viste durante una visita dispari). Nelle visite dispari… complimenti a R. che è stata brava, sorrisi e spiegazioni per R. e per me… insomma tutte queste belle cosine. Nelle visite pari… soldi spesi per pochi minuti di antipatia e cazziate a tutti. Forse è proprio in queste occasioni che esce fuori il vero ginecologo e sopravanza l’essere umano. E questo perché, è bene dirlo, i ginecologi non sono esseri umani. O forse, nel loro giuramento di Ippocrate promettono di dire le cose crudamente e nel modo più antipatico. Un aneddoto: mia madre ha avuto un incidente con la prima gravidanza a causa – forse – di una scorretta alimentazione. Il suo nuovo ginecologo, quando mamma fece la prima visita, le disse testualmente – e sventolandole sotto il naso la sua precedente dieta: “Vuoi fare figli? Allora azzecchete cheste ‘nfaccia ‘a cucina perché per il mangiare hai perso il primo figlio. Che ‘vvuò fa cu chisto?” (per chi di voi non dovesse comprendere il napoletano: Vuoi fare figli? Allora attacca questa (dieta) in vista sulla cucina perché a causa del cibo hai perso il primo figlio. Che vuoi fare con questo?). Hitler, sei un vero principiante!

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Continuo a non sentire i movimenti di Sara che, nel frattempo, ha circa 5 e mezzo (settimana più, settimana meno). R. invece ormai la sente chiaramente e ogni giorno la vedo fare degli sguardi di pura estasi e, senza che mi dica necessariamente nulla, so cosa è successo. Certo, una frazione di secondo dopo lei mi dice che Sara si è mossa, ma non fa nulla. Quando siamo insieme da soli fa di più: mi prende la mano e me la preme sulla pancia, che continua a cambiare posizione e forma, nella speranza che questo serva a farmi percepire mia figlia che si muove. Ma niente, tutto inutile: il futuro papà continua a non sentire nulla sotto le mani. Il massimo che succede è immaginare la sua posizione nella pancia della mamma. Insomma, Sara continua a stare nella mia testa. Cerco allora di consolarmi con la cosa che TUTTI i libri di questo mondo riguardanti la maternità e la paternità suggeriscono di fare: accarezzare la pancia, parlare con il futuro essere umano – perché attraverso la pancia già possono sentire – fargli percepire, insomma, la propria presenza. Leggendo leggendo non avevo compreso il reale senso della cosa. Nei libri ti raccontano che è importante per la creatura, che lo è per la mamma… COL CAVOLO, è importante per il papà! Già non la sento come R., almeno mi illudo lei mi possa sentire e comincio a sentirmi importante per lei quasi quanto lei lo è per me. Poi è un antistress potente. Mi fa pensare che non me ne frega nulla dei problemi quotidiani, che ora c’è lei con me e R., che fra un po’ potrò coccolarla e tenermela in braccio, che quando tornerò a casa troverò R. distrutta – speriamo non avvilita – che me la consegnerà e io me la potrò godere un po’. E tutto passa, come avesse un potere divino di lenire gli affanni e i dolori, ma limitatamente a poche persone. Non male per una che non è ancora nata.

Un ultima cosa importante, così anche Sara potrà farne tesoro: chi scrive certi libri proprio non sa di cosa parla!

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