Oggi ho voglia di scrivere una lettera a mia figlia e cullarmi nell’idea che le sarà consegnata solo fra tanti anni, quando potrà leggerla e capirla come crede. Ho voglia di raccontarle quanto mi scalda il cuore tenerla in braccio, cullarla e vedere che non sempre si addormenta… ma almeno sa che ci sono. Vorrei dirle quanto mi scalda il cuore fissarla negli occhi e vedere che lei sembra avere fiducia in me, in quello che sono oggi. Quando mi affaccio sul suo lettino e la vedo con gli occhi aperti, che mi fissa scandalizzata dal fatto che si è dovuta svegliare eppura piena di speranza che io possa trovare una giusta risposta. E avrei voglia di piangere quando piange anche lei, quando si lamenta per un dolore nei confronti del quale sono impotente. Eppure, forse solo per farmi contento, si tranquillizza un po’ quando la chiamo, quando le do’ il ciuccio. E ritorna, anche solo per qualche secondo prima del successivo strillo di dolore, quella fiducia incondizionata che sembra avere anche per me. Forse è perché mi conosce ancora poco, eppure vorrei che fosse sempre così, che ci fosse sempre questa fiducia in me nelle persone che amo. Sara sembra sapere che la amerò sempre, senza condizioni e senza rimborsi di nessun tipo, perché l’amore è la cosa meno meritocratica che esista nel creato. E sembra volermi dire: “Ho fiducia che questo amore ci sia sempre, ho fiducia in te”.
Io e la mia piccola Sara non usiamo la stessa lingua, non lo faremo mai. Però ci parliamo, senza un verso senso ma forse solo per darci testimonianza della nostra esistenza. Io le faccio SHHH e lei risponde con uno sguardo a Saverio, il suo amico immaginario che le fa tanta compagnia e che ha sempre tanta attenzione. Ovviamente nessunaltro capisce. La verità è che non c’è niente da capire, sono solo tracce di me e di Sara lasciate in giro per la memoria. Serviranno a riscaldarci negli anni, quando ci si troverà ad affrontare il freddo senza fine e forse rimmarremo solo come memoria delle cose vissute insieme.
Rimarranno tutti i miei errori, nel prenderti, nell’agitarti, nel cercare di farti addormentare quando dovresti mangiare e nel giocare con te quando dovresti dormire. Rimarranno tutti i rimproveri di Roberta che mi dice di fare questo e quello e io sbaglio. Rimarrà nella mia memoria il segno che oggi ho sull’occhio e che scompare ogni momento di più lasciando solo un ricordo della paura e delle risate successive. Rimarrà la convinzione della tua fiducia, che mi accende come una lampada e mi fa scalpitare, mi rimette dentro la voglia di fare di più di ciò che ho fatto, di bruciare tutti i talenti e tutte le abilità, tutte le lamentele che ci sono sempre e che non mi lasceranno mai libero. Rimarrà la bellezza delle mattine in cui lascio te e Roberta dormire insieme, abbracciate, desiderose l’una del calore dell’altra. Rimarrà la pena nel cuore di dovere andar via e di non poter restare tutto il giorno. Rimarrà questa immagine che rifiuta di farsi immobilizzare sulla macchina fotografica. Rimarrà, pur sbiadita dal tempo, dentro la testa, dentro gli occhi, a galleggiare per sempre.
Oggi vorrei stringerti, piccola mia, aggrapparmi a te come ad un salvagente. Esprimo un desiderio che già si esaudisce, perché ci sei a farmi galleggiare oggi.